Politica

Matteo Renzi e il caso-Di Donna in Parlamento

Il caso Di Donna potrebbe finire in Parlamento. Italia viva, infatti, ha chiesto alle Camere di indagare sugli affari legati all’avvocato Luca Di Donna, ex collega e amico di Giuseppe Conte.  Di Donna, al momento, è indagato dalla Procura di Roma per associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze illecite. Come mai il suo nome viene spesso accostato a quello dell’ex premier? Perché si tratta di un suo ex collega dai tempi della collaborazione nello studio di Guido Alpa. 

Secondo l’accusa, come riporta il Giornale, Di Donna avrebbe sfruttato “relazioni con soggetti incardinati ai vertici di istituzioni pubbliche e strutture appaltanti” per ottenere compensi da parte di aziende private su forniture alla struttura dell’ex commissario Domenico Arcuri. Anche se quest’ultimo ha sempre negato: “Mai assegnato appalti e forniture ad imprese rispetto alle quali risultava in alcun modo un interesse dell’avvocato Di Donna”.

Conte, invece, ha detto di non aver avuto più alcun rapporto con l’ex collega ora indagato dopo l’arrivo a Palazzo Chigi: “In passato lo frequentavo, ma da quando sono diventato presidente del Consiglio non l’ho frequentato più. Non so nulla della sua successiva attività professionale”.

«Di Donna qui in avvocatura? Veniva sempre con Alpa e Conte. È stato portato da loro». A dirlo, in colloquio ieri con il Riformista, è l’avvocato Salvatore Sica, vice presidente della Scuola superiore dell’avvocatura italiana. Interpellato dal quotidiano di Piero Sansonetti sui rapporti fra Di Donna, Alpa e Conte, Sica ha affermato che i tre erano una cordata, anzi, “un sodalizio”. «Di Donna – ha aggiunto Sica – era sempre al seguito di Conte e di Alpa». Un rapporto, dunque, consolidato e che non si sarebbe fermato alla sola condivisione dello studio professionale in piazza Cairoli a Roma, come dichiarato dall’ex premier Giuseppe Conte.

Grazie ai buoni auspici di Amara, Conte ed Alpa ottennero incarichi dalla società Acqua Marcia spa di Roma. «L’importo che fu corrisposto da Acqua Marcia ad Alpa e Conte- precisò Amara – era di 400mila euro a Conte e di un milione dieuro ad Alpa».

Su questa vicenda, che sta agitando il mondo politico da giorni, ieri è tornato all’attacco anche l’ex premier e leader di Italia Viva Matteo Renzi, chiedendo l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta.