Politica

Mattarella dice no al bis. Tutto dipende dalle scelte di Draghi

Prima il discorso di fine anno del 2020. “Care concittadine e cari concittadini, quello che inizia sarà il mio ultimo anno da presidente della Repubblica”. Poi, a inizio febbraio, ricordando Antonio Segni, anche lui Presidente della Repubblica, sottolineò la sua proposta di inserire in Costituzione la non rieleggibilità del capo dello Stato. Successivamente, in una scuola elementare ribadì il concetto. “Il mio è un lavoro impegnativo, ma tra otto mesi il mio incarico termina, potrò riposarmi, sono vecchio”. Ed ora, se qualcuno volesse proprio continuare a non voler capire, conferma il suo pensiero: al termine del suo settennato non vorrà essere rieletto e soprattutto non sarà disponibile a nessuna operazione a termine modello ‘Napolitano’. Sergio Mattarella all’incontro di studio “Giovanni Leone. Presidente della Repubblica 1971-1978” nel ventesimo anniversario della scomparsa ribadisce che da febbraio farà semplicemente il senatore a vita. “Leone ripropose la sollecitazione, già sottolineata dal Presidente Segni, di introdurre la non rieleggibilità del Presidente della Repubblica, con la conseguente eliminazione del semestre bianco” queste le parole utilizzate da Mattarella per ribadire che la sua esperienza al Colle terminerà tra poche settimane. Il suo no nasce soprattutto dalla consapevolezza dei dettami costituzionali. Mattarella è stato nel corso del suo settennato un ‘fan’ del rispetto delle regole impresse nella Costituzione: la sua attività si è mossa seguendo quella stella polare mai oltrepassando i suoi confini. La Carta non vieta esplicitamente un bis ma, è il ragionamento sempre fatto dall’attuale Presidente della Repubblica, sette anni rappresentano già un tempo abbastanza lungo e bissarli potrebbe portare ad una anomalia istituzionale che, sostanzialmente, snatura la ratio della norma inserita nella carta costituzionale. Quindi va sgombrato il campo da ogni equivoco: gli atti di un capo dello Stato non possano essere compiuti per influenzare la sua rielezione. Un passaggio, questo, che Sergio Mattarella ha sempre ribadito. Dunque un no non tattico ma motivato da principi costituzionali. Questa mossa dell’attuale Presidente della Repubblica, inutile negarlo, ha creato scompiglio nel quadro politico italiano. L’idea dei partiti di avere Mattarella al Colle ‘a tempo’ per poi lasciare campo libero a Draghi, che ora tutti vogliono alla guida del governo fino al 2023, può andare in soffitta. C’è stallo politico e la politica rischia di incartarsi per finire in un buco di bottiglia. Una matassa difficile da sbrogliare. Ora tutto allora dipende dalle scelte dell’attuale presidente del consiglio: restare a palazzo Chigi o salire al Colle. E quindi: elezioni anticipate o fine naturale della legislature e con quale premier? La risposta è una sola e la può fornire solo Mario Draghi.