Fine vita, Cappato: “Ho accompagnato Elena alla fine”
“Ho il privilegio, con l’Associazione Luca Coscioni, di potermi battere per quello in cui credo, per una libertà che va riconosciuta a tutti: non è un sacrificio ma un onore che mi emoziona ogni volta. La gratitudine delle persone che ho aiutato vale più delle difficoltà che incontro. E anche più dei rischi”. Così, in un’intervista al quotidiano La Stampa, Marco Cappato, che lunedì scorso ha accompagnato la signora Elena, malata oncologica terminale con un’aspettativa di vita di pochi mesi, in una clinica di Basilea per il suicidio medicalmente assistito. “Sono rimasto con lei fino alla fine. E prima di salutarmi mi ha ringraziato per averla aiutata a non coinvolgere la sua famiglia nelle vicende giudiziarie a cui sarebbe potuta andare incontro. Questa era la sua più grande preoccupazione: non voleva causare loro dei problemi con la legge”, ha detto Cappato. Ai carabinieri di Milano, nella sua autodenuncia di ieri, Cappato non ha “minimizzato” l’apporto dato a Elena. “Ho voluto chiarire che il mio contributo è stato indispensabile: dalla logistica, andando a prenderla a casa e accompagnandola con la mia macchina, fino alla traduzione dei documenti medici, una volta arrivati in clinica”, ha detto. “Ho spiegato anche che Elena era perfettamente consapevole di non rientrare nei casi previsti dalla sentenza della Corte e ho fatto presente che in futuro, se sarò in condizione di poterlo fare e se mi verrà chiesto, continuerò a fornire questo tipo di aiuto. Ovviamente, questo potrebbe avere una rilevanza sul piano giuridico per quello che viene chiamato rischio di reiterazione del reato”, ha aggiunto.