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Il vento d’Oriente spira forte

La situazione internazionale è a una svolta storica. Nel mondo il confronto/scontro tra Occidente e Oriente è ormai palese e inarrestabile, con prevalenza, almeno in questa particolare temperie storica, dell’Oriente. Quindi l’Est cresce, l’Ovest declina. I Paesi occidentali stanno tentando, ma a nostro avviso senza riuscirci, una sorta di manovra di accerchiamento e respingimento dell’azione antagonista di Xi JinPing. Nel vertice tenutosi lo scorso marzo a Mosca, poche ore dopo che la Corte penale internazionale dell’Aia aveva emesso il mandato di cattura internazionale per Vladimir Putin, accusato di crimini di guerra in Ucraina, si instaura il tavolo su cui vengono tracciate le linee guida lungo le quali giocarsi la grande partita del confronto/scontro con l’Occidente, o come i russi amano chiamarlo, l’Occidente collettivo. Si torna indietro di decenni e si va verso uno schieramento frontale Est-Ovest, laddove però, il posto dell’Unione Sovietica è stato occupato dalla Cina. Pechino è sempre più determinata ad andare a contrastare gli Usa nel ruolo storico di grande mediatore internazionale. L’Occidente, intanto, si limita ad imporre sanzioni ai russi, ma non ha una vera proposta, una visione chiara per i prossimi decenni. Al contrario, la Cina dopo aver accolto tra le sue braccia lo Zar, dopo avergli promesso aiuti e vicinanza, dopo averlo costretto a sottoscrivere accordi capestro, gli impone una sorta di partenariato strategico per la nuova era, destinato a generare cambiamenti/stravolgimenti, mai visti negli ultimi cent’anni. Partendo dalla cessione delle ostilità in terra ucraina, Xi JinPing ha l’obiettivo di infilarsi negli ingranaggi del fronte anti Putin, per bloccarne il funzionamento. In questo vortice, in questo incrociarsi di venti, ci siamo anche noi, sballottati a destra e a sinistra, con la nostra lealtà atlantista, ma con la coda dell’occhio, in termini di scambi commerciali, rivolta verso la Cina e la Russia. Noi che confidiamo nella giustizia delle Corti internazionali, capaci di estendere il governo del diritto, noi che inviamo armi all’Ucraina assediata, noi che coltiviamo le amicizie in modo trasparente senza avere il bisogno di cementarle, difronte alla Russia e alla Cina, al loro esibire i muscoli e tracciare strategie per i prossimi decenni, difronte a questi due regimi autocratici, nel loro profondo spesso distanti tra loro, ma in questo momento uniti dall’ostilità verso ‘l’Occidente collettivo’, l’Italia non ha bisogno di destreggiarsi in un rapporto dicotomico tra pensiero pro guerra o pro pace, ma deve perseguire i propri interessi con la forza della legge e non con la legge della forza.

Andrea Viscardi