ItaliaNewsPolitica

Decreto PA: il governo tira dritto contro ogni polemica

Quello tra la Commissione europea e il governo italiano sui controlli da parte della Corte dei Conti sul Pnrr è sicuramente un incidente politico, anche se viene smentito su più fronti, e rischia di alimentare ulteriori polemiche sui rapporti tra Ue e Italia, soprattutto quando si parla del governo a guida Meloni. 

La Commissione ha cercato di calmare le acque lavorando su un dialogo con il governo italiano sulla questione dei controlli del Pnrr e l’attività della Corte dei Conti sullo stesso. Eric Mamer lo ha detto proprio stamattina, ‘la Commissione Europea ha “un accordo” con l’Italia sulla “necessità di avere un controllo di audit performante” sull’attuazione del Pnrr e “spetta alle autorità italiane far sì che questi organismi funzionino” adeguatamente. Il governo dovrebbe chiedere a Montecitorio un voto dell’Aula mettendo la fiducia sul decreto PA che scade il 21 giugno, quindi il provvedimento risulta blindato e non ci dovrebbero essere sorprese dell’ultimo minuto. 

Certo è che le parole della Commissione da Fratelli d’Italia sono state viste, prevedibilmente, come un’interferenza non gradita. A sostegno delle scelte di governo si scaglia naturalmente Tommaso Foti, capogruppo alla Camera, e sottolinea che “le critiche della Commissione europea sul ruolo della Corte dei Conti sono un’invasione di campo, non ci sono le ragioni per farle. E poi il funzionario che le ha avanzate, ha poi parlato di equivoco sulle sue parole. Forse qualcuno si era abituato a una certa acquiescenza dell’Italia e invece ora si trova davanti un governo che difende con fermezza i propri principi”.

Una reazione che senza dubbio entra nella linea di pensiero governista. Contro ogni ipotesi la settimana scorsa il costituzionalista emerito, Sabino Cassese, aveva appoggiato la decisione del governo di limitare i poteri di controllo della Corte dei Conti ponendo l’accento sulla differenza di puntare non su ‘un controllo di processo ma di prodotto’, tradotto non si possono fare controlli a tappeto ma a campione e soprattutto bisogna vigilare sul risultato finale, altrimenti il Governo stesso perde la sua prerogativa. 

Giovanni Mellilo, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, al contrario sono mesi che esprime una visione totalmente opposta a quella governativa e ancora una volta si dice “preoccupato anche dal rischio che all’indebolimento dei controlli preventivi segua la drammatizzazione dell’impatto di quelli affidati al giudice penale, con tutto il carico di contrapposizione polemica fra istituzioni della Repubblica che puntualmente ne seguirebbe”. La cancellazione dei controlli preventivi e la richiesta dell’eliminazione dell’abuso di ufficio, proprio perché l’utilizzo dei fondi e l’applicazione del Piano di Resilienza richiede una certa velocità, non sono motivi che possano, secondo Melillo, bypassare l’attività della Corte. “Per quanto comprenda tutta la serietà della preoccupazione di non rallentare l’impiego di quelle enormi risorse finanziarie, faccio fatica ad accettare una radicale contrapposizione fra la rapidità dei processi decisionali della pubblica amministrazione e la stessa idea di controlli efficaci, poiché i controlli sono parte essenziale dei processi di spesa pubblica. Il Paese ha certo il dovere di impiegare al più presto quelle risorse, ma anche di farlo bene,evitando che esse si disperdano nei mille rivoli degli abusi e della corruzione ovvero finiscano nelle mani della criminalità mafiosa”.

Anche l’Anm, attraverso le parole del presidente Giuseppe Santalucia, ha espresso un livello di preoccupazione ‘molto alta’ sul casus belli che da una settimana ha reso molto tesi i rapporti tra il Governo e gli organi costituzionali di controllo. Per il Presidente è di difficile comprensione le motivazioni che spingono il governo ad eliminare questo tipo di controllo, reputando i compiti della Corte come un aiuto e una ‘collaborazione costruttiva’. 

Le opposizioni? Per il momento si limiteranno a fare quello che fanno le minoranze numeriche in Parlamento, alzeranno una barricata e dichiarano preventivamente ‘guerra’ al decreto e al Governo, questa la quasi unanime di posizione di Pd e M5s e Alleanza Verdi e Sinistra, mentre IV e Azione non sembrano assolutamente così scioccate da questo provvedimento.