Strutture ricettive: Cir o Cin? Che confusione
Nell’ottobre 2022 i proprietari delle Strutture ricettive erano stati sollecitati a inserire il CIR (Codice Identificativo Regionale). Pena la chiusura delle stesse. Il CIR verrà presto sostituito da codice unico CIN (Codice Identificativo Nazionale). Ed è già confusione
Strutture ricettive e obbligo di esporre il CIR
Per contrastare il fenomeno dell’abusivismo, in merito alle case riconvertite in affitti turistici, con conseguenti reati di natura fiscale, da qualche anno la normativa che regola gli affitti brevi ha imposto l’obbligo di comunicare l’inizio dell’attività al Municipio di appartenenza.
Una volta effettuata la registrazione, le strutture possono ottenere un Codice Identificativo Regionale CIR da inserire obbligatoriamente nelle varie piattaforme.
Il tema del codice identificativo è riportato nella legge n.58 del 28 giugno 2019, il cosiddetto “Decreto Crescita 2019” che funge da conversione in legge del decreto 30 aprile 2019, n. 34.
Per quanto riguarda le modalità di esposizione del codice identificativo, il comma 7 dell’articolo cita testualmente:
“I soggetti titolari delle strutture ricettive, i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare e i soggetti che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in cerca di un immobile o porzioni di esso con persone che dispongono di unità immobiliari o porzioni di esse da locare, sono tenuti a pubblicare il codice identificativo nelle comunicazioni inerenti all’offerta e alla promozione”.
La legge ha altresì istituito un Banca dati locazioni presso l’Agenzia delle Entrate.
Detto ciò, lo scorso ottobre 2022 erano partiti i primi avvisi di sollecito da parte delle Ota (Online Travel Agencies). La data di scadenza prevista inizialmente era il 31 gennaio, ma di mese in mese è stata prorogata, dal momento che le Regioni non riuscivano ad evadere le numerose richieste.
In attesa di ricevere il codice, le Ota chiedono alle strutture già esistenti di esibire un’autocertificazione attestante la richiesta effettuata alla propria Regione.
Multe e sospensione dei pagamenti per le strutture inadempienti
Chi non fornisce il codice – intimano tuttora i vari canali comebooking.com o Airb&B– potrebbe subire l’oscuramento del sito o vedersi bloccare i pagamenti delle prenotazioni. In aggiunta, i proprietari potrebbero vedersi recapitare sanzioni amministrative salate che variano da € 500 fino a € 5000.
La novità che ha spiazzato host e Ota
Dopo la corsa al CIR, che, ripetiamo, per molte strutture non è mai arrivato, viste le numerosissime richieste, a maggio è arrivata una clamorosa novità, che ha spiazzato un po’ tutti.
Il ministero del Turismo ha fatto sapere infatti che si sta lavorando su un nuovo disegno di legge che regolerà gli affitti brevi.
Ecco cosa prevede la bozza
- L’introduzione di un Codice Identificativo Nazionale CIN per ogni immobile, che andrebbe dunque a sostituire il CIR;
- Chi affitta più di 4 appartamenti dovrà presentare una comunicazione di inizio attività per una categoria economica specifica di locazione turistica;
- Il codice identificativo nazionale dovrà essere riportato sia sui portali web sia sulla porta di casa;
- Il testo intende regolamentare la permanenza delle notti (minimo due), per gli alloggi che si trovano nei centri storici delle città metropolitane ad “alta densità turistica”. Cosa che ha fatto storcere il naso a molti host ma anche a molti ospiti. Chi vuole soggiornare solo una notte dovrà necessariamente scegliere un hotel, volente o nolente. A esserne esclusi sono i Comuni sotto i 5mila abitanti, i cosiddetti borghi, ma anche i nuclei composti da almeno un genitore e tre figli che possono continuare, eventualmente, a pernottare anche solo per una notte;
- La multa per la mancata esposizione del CIN è fino a 3.000 euro per le piattaforme e fino a 5.000 euro per chi affitta senza codice;
- Senza il codice non si potrà pubblicare l’annuncio sulle piattaforme online.
Cosa succederà a breve?
Trattandosi di una bozza del disegno di legge, toccherà aspettare il passaggio obbligatorio nelle Camere del Parlamento.
Intanto tutto è fermo.