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Ministro Istruzione: “Educazione alla sessualità nelle scuole da settembre”

Il ministro dell’Istruzione Valditara ha finalmente annunciato l’arrivo, in tutti gli istituti di istruzione superiore (licei, istituti tecnici e professionali), di una circolare tanto attesa quanto temuta: quella con le indicazioni per l’inserimento di un corso di educazione sessuale nel piano formativo.

La proposta del ministero prevede un corso gestito dagli studenti stessi, per cui i compagni di classe potranno discutere tra loro per condividere opinioni, esperienze e visioni. Il corso partirebbe da settembre per proseguire fino ad almeno il 25 novembre, ma rimangono da chiarire alcuni aspetti formativi che lasciano vagamente perplessi.

La circolare nasce dall’esigenza di agire contro i tragici eventi prima di Palermo e poi di Caivano, così cruenti e così vicini, nel tentativo di “sradicare i residui di una cultura maschilista”, per citare il ministro, da aggressori sempre più giovani. Quello che il ministero intende inserire nelle scuole è, quindi, un corso alla sensibilizzazione di alcuni problemi sociali e culturali che da secoli affliggono il nostro Paese, più che “educazione alla sessualità”. Infatti, nella lista di esperti che potranno affrancare i ragazzi durante le loro lezioni, non compaiono sessuologi, né tanto meno ginecologi o andrologi, ma psicologi, magistrati e funzionari della pubblica sicurezza. Un corso indubbiamente creato per sviluppare la capacità di “partecipare pienamente e consapevolmente alla vita civica, culturale e sociale della comunità”, come cita la normativa sui corsi di educazione civica (ormai nelle scuole da tre anni), che quindi risulta assolutamente in linea con un percorso già esistente e avviato.

I casi di atroci violenze, registrate negli ultimi giorni, hanno sconvolto non solo l’intera penisola, ma il mondo: il New York Times critica la situazione politica italiana, in un lungo articolo, che mette in luce le contraddizioni e le negligenze, in fatto di diritti civili e parità, del governo Meloni. Davanti a tutto questo e alle richieste continue sul web di ricevere i video delle violenze, è difficile parlare di semplici “residui di una cultura maschilista”, invece ben più radicata e che non accennerà a vacillare dopo tre mesi di corso scolastico. Senza tener conto del fatto che, per quanto “violenza di genere” non appaia esplicitamente nelle linee guida, viene già considerato, a ragione, un ottimo argomento da discutere durante le ore di educazione civica, sia da siti web (affidabili) per l’educazione, sia dai docenti stessi. Certo, non è sempre facile dare la giusta attenzione ad un problema così vasto, in sole 33 ore per ciascun anno scolastico, soprattutto se il corso non è supportato da ore aggiuntive dedicate alla comprensione profonda della sessualità e delle sue dinamiche.

Secondo un articolo pubblicato sulla rivista “La ricerca”, il livello di impegno alla lotta contro la disparità di genere è maggiore nei paesi in cui l’educazione sessuale è considerata materia obbligatoria da anni. Primo fra tutti la Svezia, poi la Danimarca, l’Olanda e la Germania: qui i ragazzi hanno modo di ricevere un’istruzione completa riguardo tutto quello che concerne il consenso e il rispetto dell’altro, in un ambiente di dialogo sicuro, in grado di tenere in considerazione le esigenze di ciascuno. Le ore del piano formativo delle scuole italiane sono già tante, ma è evidente che le esigenze siano tragicamente cambiate: inserire un corso di educazione sessuale, oltre all’encomiabile iniziativa del ministro, potrebbe fare davvero la differenza. O almeno, vale la pena tentare.

di Alice Franceschi